Al tempo dei Bilongfri

Storie di Bizantini, Longobardi, Franchi nell'Italia dell'alto Medioevo

Un viandante bizantino in terre longobarde (604 d.c.)

Salve, sono Teodato, un viandante bizantino. Sono un tipo solitario e il mio unico amico è Placido, il mio fido destriero, se così si può chiamare: infatti non è un cavallo di razza, ma sa capire chi ha buone intenzioni e chi no.
Sono ancora dolorante dopo la caduta di due giorni fa: nei pressi di Aquileia1 mi aggiravo tra quelli che dovevano essere i resti di un antici cimitero romano invaso da rovi e sterpaglie, quando il mio destriero, probabilmente punto da una spina, si imbizzarrì e mi scaraventò tra gli arbusti spinosi.
Mi allontanai da quel luogo interpretando l’accaduto come cattivo augurio; d’altra parte sapevo che Aquileia non poteva offrirmi molto, distrutta com’era stata da più di un secolo da Attila2 e per questo abbandonata dalla popolazione. Così mi diressi altrove.
Ora sono dalle parti di Cividale. Dicono sia diventata ricca e fiorente da quando è la capitale del primo ducato longobardo3. Debbo trovare il modo di entrare in città.
Mi trovo da alcuni mesi nel territorio conquistato dai Longobardi e vago di paese in paese, cercando di vivere di espedienti; talvolta mi unisco ai mercanti, ai mercatores4 e insieme ad essi tento di entrare nelle città anche se non posseggo l’Epistola Regis, il lasciapassare, che essi mostrano ai clusarii, ai funzionari preposti al controllo della dogane.
Talvolta vengo guardato con sospetto; il bizantino può essere ancora considerato un nemico dai Longobardi che hanno ormai occupato territori che erano romani o bizantini.
Poco meno di un anno fa le truppe di Agilulfo, re longobardo, combattevano contro i soldati bizantini stanziati a Ravenna5.
Un gruppo di pellegrini che sta entrando in città attira la mia attenzione: mi unisco a loro e abbastanza facilmente, dopo essere stato interrogato, ottengo un documento di passaggio col sigillo del clusario6.
Un pianto sommesso che viene dalla mia destra mi fa voltare lo sguardo: una giovane donna sta fissando la direzione in cui è volta una colomba finta collocata in cima a una pertica; altre sagome di colombe si vedono lì accanto.
Sono evidentemente finito presso un campo ad “perticas”, una specie di cimitero senza morti: è un’usanza longobarda, questa, di ricordare i guerrieri morti lontano rivolgendo le colombe nelle direzioni dei campi di battaglia.
La donna è in preda ad una grande tristezza: l’uomo che ella aveva inutilmente atteso, non potrà essere sepolto con lo scudo, la lancia, la spada; accanto a lui nella tomba non verranno riposti gli oggetti più preziosi che gli erano cari in vita, né il suo volto potrà essere coperto dal velo con la croce d’oro sbalzato, né il pettine d’avorio potrà ricordare la magia della rinascita7…; giace egli invece lontano, tra tanti Arimanni guerrieri8.
Chissà se la giovane crede ancora in Gotan, il dio degli antichi longobardi o se è diventata cattolica.
Chissà se spera che di notte il dio Lupo deponga le armi nella tomba del guerriero morto combattendo e che questi possa essere accolto nel paradiso dei guerrieri, nel Walhalla9.”Che strane credenze hanno questi Longobardi” mi sorprendo a pensare.
Accanto al cimitero c’è una chiesa10. “È segno che i tempi cambiano” mi dico. Un tempo i cimiteri erano situati lontano dai centri abitati, ora sono all’interno, vicino agli edifici religiosi.
Tutta la città si sta ristrutturando: nuovi edifici sorgono accanto ai vecchi romani; qua e là una colonna, una lastra di marmo vengono utilizzate per la costruzione di una casa.
Per le vie c’è un brulicare di gente: falegnami, fabbri, vetrai, sarti, svolgono il loro lavoro nelle botteghe che si affacciano sulle strade.
Un incrocio sembra un luogo di mercato. Un fabbro mostra alcune spathe, spade lunghe e robuste di colore molto scuro11, coltelli e scudi con umboni vistosi e borchie come ornamenti. Un uomo gli si avvicina: è evidentemente affascinato, come me, dal luccichio del metallo; i due parlottano a lungo, probabilmente non si accordano sul prezzo degli oggetti. Nella mano dell’uomo compaiono alcune vecchie monete romane di bronzo: evidentemente non valgono molto.
Più in là una donna vende vasi in ceramica, basii e panciuti12; l’uomo che li vuole comprare fa capire che li vuole barattare con alcune tazze di cereali. Sicuramente i cereali, come il sale, sono molto apprezzati e considerati come monete.
Istintivamente tocco il mio borsello legato alla cintura: è quasi vuoto; per mangiare dovrei prima trovare un lavoro o elemosinare; ma la concorrenza è tanta, non ultima quella di cani e gatti che vagano di uscio in uscio per mendicare qualcosa da mangiare, salvo poi uscirne accompagnati dalle pedate di qualcuno.
Il suono di una campana su una torre, accanto ad una chiesa, mi scuote; è una novità anche questa: sull’edifico non c’è un quadrante solare ad indicare le ore, ma sono i rintocchi della campana a chiamare alla preghiera e a ritmare il tempo durante la giornata.
Una piacevole sorpresa mi attende: i pellegrini che avevo incontrato all’entrata sono ancora in città mi riconoscono e mi offrono un po’ del loro cibo. Parliamo: mi chiedono se voglio unirmi a loro per recarmi in un luogo in cui sta sorgendo un tempio dedicato a Giovanni Battista, costruito per volere della regina longobarda Teodolinda13.
L’idea di continuare a viaggiare in compagnia, di non affrontare più pericoli da solo per le strade, mi alletta. Così lascio Cividale, per affrontare nuove conoscenze e possibili avventure.


Note Storiche

  1. Aquileia: colonia romana, nel 181 a.C. acquistò importanza per la sua collocazione sulle vie consolari dirette ai Balcani. Distrutta da Attila nel 452, fu abbandonata dalla popolazione che si rifugiò nelle isole della laguna di Grado. Risorse nel sec. XI sotto il principale dei suoi patriarchi.
  2. Attila: (400 ca – 453) re degli Unni (434 – 453). Vinto da Ezio nel 451, l’anno seguente scese in Italia, espugnò Aquileia e devastò il Veneto. Feroce distruttore (flagello di Dio) nella tradizione romano cristiana, nelle saghe germaniche, nei poemi nibelungici è celebrato come eroe forte e generoso.
  3. Alboino entrò in Italia con il suo popolo di Longobardi nel 568. Occupò parte dell’Italia settentrionale. Assediò Pavia nel 569. Decise di nominare duca della città di Cividale e delle terre intorno suo nipote Gisulfo.
  4. Mercatores: mercanti che commerciavano tra la campagna e la città. Negotiatores: mercanti che operavano tra ducati del regno e paesi di oltralpe. Il commercio era in decadenza; ogni città produceva il minimo indispensabile.
  5. Anno 603: il re longobardo Agilulfo combatté contro i Bizantini di Ravenna. Probabile conversione di Agilulfo al cattolicesimo.
  6. Clusarii: funzionari addetti alla riscossione della decima (tassa) per traffici via terra. Ai pellegrini non viene chiesto un pedaggio, ma un attestato rilasciato da Uffici Certificatori. Il regno longobardo essendo in difficile situazione politica, vede in tutti gli stranieri delle spie romane o bizantine. Anche i pellegrini vengono interrogati, e poi, accertata la buona fede, lasciati passare.
  7. C’è una differenza sociale nelle sepolture longobarde. Ai duchi è riservata una tomba a tumulo: essi vengono sepolti con tutto l’armamento e gli oggetti più preziosi posseduti in vita; gli arimanni vengono inumati con l’armamento; gli aldii con arco e frecce, mentre gli schiavi, non potendo portare armi, vengono sepolti senza niente che li contraddistingua.
  8. Classi sociali longobarde: arimanni, uomini liberi. Aldii, uomini semiliberi. Schiavi o servi.
  9. Gotan, dio supremo, presidente di Walhalla, paradiso dei guerrieri morti combattendo. La religiosità “guerriera” rispecchia fedelmente il mondo longobardo. I Longobardi, inizialmente pagani, diventano ariani e infine cattolici.
  10. Nelle città longobarde i cimiteri sono situati vicino alle chiese e le tombe sono unite. I cimiteri delle città sono spesso due, come le chiese, uno per gli ariani e uno per i cristiani. Ogni chiesa ha il suo vescovo; inoltre la chiesa ariana è posta in alto in segno di dominio, mentre la cattolica è posta in basso.
  11. Le armi longobarde: spata, spada longobarda a doppio taglio. Lunga fino ad un metro. Scramax, spada a unico taglio per scontri ravvicinati, lunga da 35 cm a 50 cm. Scudo, arma di difesa per eccellenza, piuttosto leggero, con un diametro di 80 cm, in legno rivestito di cuoio. Elmo, lamellare come la corazza, con un cimiero di crine di cavallo che serviva a far riconoscere il comandante. Corazza, lamellare, si adattava ai movimenti del corpo; si divideva in due parti, per permettere al cavaliere di cavalcare. Lancia, a lama corta o lunga, di diverso tipo e materiale. Arco e frecce, armi obbligatorie tra i combattimenti di rango inferiore.
  12. La produzione di ceramiche era compito affidato quasi esclusivamente alle donne. La superficie esterna dei vasi veniva lisciata perché diventasse lucida e vi venivano impresse, con stampi, decorazioni geometriche (attività figulina).
  13. A Monza all’inizio del VII secolo per volere della regina longobarda Teodolinda sorse un tempio dedicato a Giovanni Battista.

1 Comment

  1. °O° Questa storia è davvero bella, è scritta così bene che ti sembra di visitare veramente i posti che descrive Teodato. Complimenti! Io non riuscirei mai a scrivere una cosa del genere, mescolando la fantasia e i fatti storici.
    xXHollyXx